Dovresti guardare questo fine settimana Mangia, prega, abbai su Netflix? Ecco cosa ti consigliamo

 Se ti sei imbattuto in Mangia prega abbaia (Eat Pray Bark) sperando in un capolavoro esistenziale o in una profonda analisi del legame uomo-cane, mi dispiace deluderti: sei caduto nella trappola del titolo "esca". Netflix ha colpito ancora, sfornando il classico contenuto da guardare mentre fai altro (tipo pulire la cronologia del browser o cercare di capire perché le tue piante grasse muoiono).

Dovresti guardare questo fine settimana Mangia, prega, abbai su Netflix? Ecco cosa ti consigliamo

Ecco cosa ne pensiamo, senza troppi giri di parole.

Mangia prega abbaia: Quando l'addestramento cinofilo diventa terapia di gruppo non richiesta

La premessa è semplice, fin troppo: cinque proprietari di cani disperati portano i loro cuccioli indisciplinati da un "leggendario" addestratore tra le montagne. Ma — colpo di scena che nessuno avrebbe mai potuto prevedere — non sono i cani ad aver bisogno di una raddrizzata, ma i padroni. Originale, vero? Quasi quanto un video di gattini nel 2010.

Il solito "Vibe" Netflix

Il film è una commedia tedesca che cerca disperatamente di essere "feel-good" ma finisce per essere solo "feel-nothing". È quel genere di film che usa i cani come scusa per propinarti le solite lezioni di vita masticate e sputate: "impara a lasciar andare", "ascolta il tuo istinto", "non ringhiare al tuo ex". Tutto molto carino, se avessi dieci anni o fossi un Golden Retriever particolarmente empatico.

I Punti Bassi (perché quelli alti sono rari)

Umorismo: Alcune battute sono così telefonate che potresti rispondere tu al posto dei protagonisti. Il tempismo comico a volte è più lento della connessione Wi-Fi in un rifugio di montagna.

I Personaggi: Sono stereotipi ambulanti. C'è il maniaco del controllo, l'insicuro, quello che non capisce i confini. Ti ritrovi a tifare per i cani, sperando che scappino via lasciando i padroni a parlare con gli alberi.

La Trama: È un binario unico verso una riconciliazione forzata. Non c'è tensione, non c'è rischio, non c'è arte. È intrattenimento sintetico, perfetto per l'algoritmo.

Perché salvarlo?

Se ami i cani, il film si lascia guardare solo perché i quadrupedi sono effettivamente carini e recitano meglio della metà del cast umano. La fotografia delle montagne è piacevole, ma a questo punto ti conviene guardare un documentario sulle Alpi: impari di più e non devi sorbirti i drammi esistenziali di gente che non sa gestire un barboncino.



Il Verdetto Finale

Non è un film "brutto" nel senso tecnico (è girato bene, la produzione è professionale), ma è profondamente pigro. È il fast food del cinema: ti riempie per 90 minuti, ma dopo mezz'ora ti sei già dimenticato cosa hai mangiato.

Voto: 4.5 / 10

Consiglio dell'esperto: Se hai un cane, portalo fuori a fare una passeggiata. Sarà un'esperienza molto più profonda, interattiva e visivamente stimolante di questo film. Se non hai un cane, guarda un video di 10 minuti su YouTube: risparmierai tempo e fegato.