Se ti sei imbattuto in Mangia prega abbaia (Eat Pray Bark) sperando in un capolavoro esistenziale o in una profonda analisi del legame uomo-cane, mi dispiace deluderti: sei caduto nella trappola del titolo "esca". Netflix ha colpito ancora, sfornando il classico contenuto da guardare mentre fai altro (tipo pulire la cronologia del browser o cercare di capire perché le tue piante grasse muoiono).
Ecco cosa ne pensiamo, senza troppi giri di parole.
Mangia prega abbaia: Quando l'addestramento cinofilo diventa terapia di gruppo non richiesta
La premessa è semplice, fin troppo: cinque proprietari di cani disperati portano i loro cuccioli indisciplinati da un "leggendario" addestratore tra le montagne. Ma — colpo di scena che nessuno avrebbe mai potuto prevedere — non sono i cani ad aver bisogno di una raddrizzata, ma i padroni. Originale, vero? Quasi quanto un video di gattini nel 2010.
Il solito "Vibe" Netflix
Il film è una commedia tedesca che cerca disperatamente di essere "feel-good" ma finisce per essere solo "feel-nothing". È quel genere di film che usa i cani come scusa per propinarti le solite lezioni di vita masticate e sputate: "impara a lasciar andare", "ascolta il tuo istinto", "non ringhiare al tuo ex". Tutto molto carino, se avessi dieci anni o fossi un Golden Retriever particolarmente empatico.
I Punti Bassi (perché quelli alti sono rari)
Umorismo: Alcune battute sono così telefonate che potresti rispondere tu al posto dei protagonisti. Il tempismo comico a volte è più lento della connessione Wi-Fi in un rifugio di montagna.
I Personaggi: Sono stereotipi ambulanti. C'è il maniaco del controllo, l'insicuro, quello che non capisce i confini. Ti ritrovi a tifare per i cani, sperando che scappino via lasciando i padroni a parlare con gli alberi.
La Trama: È un binario unico verso una riconciliazione forzata. Non c'è tensione, non c'è rischio, non c'è arte. È intrattenimento sintetico, perfetto per l'algoritmo.
Perché salvarlo?
Se ami i cani, il film si lascia guardare solo perché i quadrupedi sono effettivamente carini e recitano meglio della metà del cast umano. La fotografia delle montagne è piacevole, ma a questo punto ti conviene guardare un documentario sulle Alpi: impari di più e non devi sorbirti i drammi esistenziali di gente che non sa gestire un barboncino.
Il Verdetto Finale
Non è un film "brutto" nel senso tecnico (è girato bene, la produzione è professionale), ma è profondamente pigro. È il fast food del cinema: ti riempie per 90 minuti, ma dopo mezz'ora ti sei già dimenticato cosa hai mangiato.
Voto: 4.5 / 10
Consiglio dell'esperto: Se hai un cane, portalo fuori a fare una passeggiata. Sarà un'esperienza molto più profonda, interattiva e visivamente stimolante di questo film. Se non hai un cane, guarda un video di 10 minuti su YouTube: risparmierai tempo e fegato.
